Mononucleosi: Cos’è, come si prende e quali sono i sintomi

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mononucleosi sintomi

La mononucleosi è una malattia infettiva che attacca l’organismo che viene a contatto con il virus. Un agente che nella maggior parte dei casi viene trasmesso tramite la saliva e questo ha fatto si che divenisse la “malattia del bacio”.

I sintomi più comuni sono il senso di spossatezza, la febbre particolarmente elevata, l’ingrossamento dei linfonodi del collo e la faringite. Sono maggiormente a rischio gli adolescenti e i bambini. Si trattati di una malattia che si sviluppa in seguito al contatto di un soggetto con un virus.

Questo viene trasmesso da persona a persona tramite la saliva. In particolare, il virus causa della mononucleosi ha il nome di virus di Epstein Barr. In genere i segnali che tale malattia è in atto sono: febbre alta, linfonodi del collo ingrossati, senso di stanchezza, dolori muscolari e articolari e faringite.

Cos’è la mononucleosi

Una malattia virale che nella maggior parte dei casi colpisce i bambini e gli adolescenti. Negli adulti anche nel caso in cui si manifestasse, si risolve in pochi giorni senza complicazioni. L’unico disturbo che persiste anche per mesi ed è collegato alla mononucleosi è il senso di stanchezza, la complicanza che in rari e gravi casi si presenta è la rottura della milza.

Il virus che è causa di questa infezione fa parte della più ampia famiglia degli herpes virus, di cui fanno parte anche: varicella, herpes e fuoco di sant’Antonio. Non di rado la malattia sembra rimanere latente nel corpo umano per poi comparire in maniera periodica, esattamente come l’herpes. Il nome lo si deve alla reazione del corpo a questo infezione.

quali sono i sintomi della mononucleosi

In effetti ciò che viene stimolata è la produzione di globuli bianchi e in particolare delle cellule mononucleate che in genere sono preseti nel sangue, ma comunque in quantità limitata. Malattia molto contagiosa è più comune nei soggetti tra i 15 e i 35 anni. In genere la contrae il corpo che presenta, in un dato periodo, un sistema immunitario debole. La mononucleosi colpisce di preferenza gli adolescenti ed i bambini, ma gli adulti non ne sono per nulla esenti.

Come si contrae

La mononucleosi è diffusa in tutto il mondo e interessa per il 50% gli adolescenti. In alcune particolari condizioni, potrebbe essere causa di piccole epidemie, come succede quando vi è uno stretto contatto tra i soggetti che ne sono affetti, quando vi è sovraffollamento o quando invece, si vive in scarse condizioni di igiene.

Il contagio, in genere avviene in maniera diretta, tramite la saliva o le urine, soprattutto nel caso in cui si abbia rapporti sessuali non protetti o si subiscano trasfusioni di sangue. Ma in alcuni casi il contagio può anche essere indiretto, dovuto all’utilizzo di posate, bicchieri, piatti e anche giocattoli. Un soggetto può rimanere contagioso per molto tempo, in genere anche fino a un anno.

Nei momenti in cui il virus si riattiva, anche i portatori sani possono contagiare. Dopo aver contratto, per la prima volta, la mononucleosi, i successivi contatti avranno conseguenze inesistenti. In alcuni casi si rivela difficile procedere con un’identificazione della malattia, perchè potrebbe essere confusa con un malanno invernale.

Il virus ha inoltre un periodo di incubazione molto lungo che va dai 30 ai 50 giorni sia negli adulti che negli adolescenti. Un tempo che si riduce a 10/15 giorni nei bambini.

Decorso e durata

L’esordio della malattia è non di rado preceduto da una fase prodromi dove la sintomatologia genera presenta: malessere, mal di testa, febbre, inappetenza, dolori muscolari, sudorazione.

Nel momento in cui il virus riesce ad avere la meglio sul sistema immunitario si ha la comparsa della malattia vera e propria. Oltre ai classici sintomi della monocleosi su cui ci siamo precedentemente soffermati, si possono presentare anche un aumento delle dimensioni della milza o un esantema molto simile al morbillo.

In questi casi la malattia potrà essere causa di sofferenza epatica, che può essere diagnosticata tramite esame semiologico che evidenzia un anomalo aumento delle transaminasi. Successivamente all’avvenuto contagio la mononucleosi si presenta per un periodo che va dalle 3 alle 6 settimane. Occorre però prestare attenzione alla capacità del virus di restare latente per settimane e a volte mesi.

Mentre la maggior parte dei sintomi scompare nei tempi precedentemente indicati, la sensazione di stanchezza perdura a lungo. Proprio per questo motivo si raccomanda un intervento che sia quanto più tempestivo possibile.

Le complicanze

Sono effettivamente molto rare, ma è possibile che la mononucleosi sia causa di alcune complicanze. Esse possono essere a livello ematico e quindi si parlerà di anemia o di piastrinopenia, ovvero a carico del sistema nervoso centrale e periferico che può essere causa di convulsioni, meningite e comportamenti alterati. In alcuni casi è possibile che siano coinvolti cuore e polmoni.

Ci sono poi casi in cui la malattia risulta essere particolarmente subdola, con poche linee di febbre e un senso di stanchezza che si protrae anche per mesi. In questi casi il virus resta nel corpo silente e aspetta, per palesarsi, che le difese immunitarie si abbassino. Ci sono stati poi, degli studi che hanno ipotizzato un legame tra deficit immunitario, infezioni da EBV e infezioni croniche come l’AIDS.

Recenti sono le indagini in merito alla relazione tra il linfoma di Burkitt, il cancro nasofaringeo e altre malattie neoplastiche. Sembra infatti, che alcuni virus siano in grado di alterare il DNA della cellula ospite, rendendola soggetta allo sviluppo di tumori. Al momento comunque, queste sono solo delle ipotesi e non vi è nulla di concreto.

La diagnosi

Quando in maniera contemporanea si presentano tutti i sintomi e le tonsille ricoperte da una patina biancastra, si sospetta la presenza di mononucleosi. Ciò nonostante, si tratta di una sintomatologia che non si presenta solo nel caso di questa patologia, ma di altre, come: epatite virale, citomegalovirus, toxoplasmosi e rosolia.

Si può avere una diagnosi cera solo nel caso in cui si rilevi una presenta di linfociti caratteristici nel sangue associata a test anticorpi e riscontri sierologici. Gli esami previsti per procedere in tale direzione, sono diversi. Innanzitutto quello emocromocitometrico, che va alla ricerca di un numero elevato di globuli bianche e della presenza di cellule mononucleate.

Si procede poi con il monotest, molto semplice e rapido, poco specifico, viene utilizzato solo a supporto di una precedente diagnosi. Con la ricerca degli anticorpi anti_EBV VCA di valuta, invece, la presenza di siero negli anticorpi specifici di EBV. Si ricercano sia della classe IgG che IgM. Quando a rimanere sono solo le prime, l’infezione è completamente superata.

quali sono gli effetti della mononucleosi

Nella ricerca anticorpi anti-EBV EA si vanno ad individuare gli anticorpi specifici del virus nel sangue, anche a distanza di mesi. Qualunque sia l’analisi a cui ci si sottopone è indispensabile per riuscire a costruire una cura specifica ed efficace.

La cura

Solo successivamente alla diagnosi sarà possibile procedere con la cura specifica. In linea generale, si tratta di una patologia che si risolve senza grandi complicanze, nell’arco di 2 o 3 settimane.

Sono molto rari i casi in cui si presentano delle ricadute croniche, anche se la difficoltà a concentrarsi e il senso di stanchezza sono sensazioni che possono protrarsi anche per alcuni mesi.

Non di rado l’EBV dopo la guarigione resta latente e si riattiva nel momento in cui il sistema immunitario risulta indebolito. Il paziente che viene compito dalla mononucleosi dovrebbe riposare a letto per circa 2 mesi, senza compiere dei grandi sforzi fisici. Questa è un’accortezza che vale soprattutto nel caso in cui si presenti un ingrossamento della milza.

La rottura di quest’ultima è una complicanza grave, molto temuta, ma comunque estremamente rara. Sono a maggior rischio i pazienti pediatrici e gli sportivi che dovrebbero evitare sforzi anche dopo la remissione clinica, almeno per qualche settimana. Quindi, nel caso in cui si dovessero accusare dolori alla pare superiore sinistra dell’addome, si consiglia di chiedere subito soccorso sanitario.

Per la cura della mononucleosi non esistono dei farmaci specifici, ma solo prodotti per terapie sintomatiche. In genere vendono somministrati analgesici e antipiretici escludendo in maniera definitiva l’acido acetilsalicilico che soprattutto in bambini ed adolescenti, può essere causa di sindrome di Reye. I farmaci a base di cortisone sono lasciati per i casi più gravi e la loro somministrazione defe avvenire solo sotto stretto controllo medico.

Nel caso in cui le terapie non abbiano successo, lo specialista potrebbe ricorrere alle immunoglobuline. Gli unici farmaci che non vengono mai utilizzati, in questi casi, sono gli antibiotici. Questo non solo non sarebbero una cura ma potrebbero danneggiare il sistema immunitario. Solo quando i sintomi di maggiore entità scompaiono, il paziente può essere dichiarato non più contagioso.

Cause MPV AltoCause MPV Basso
Sindromi mieloproliferativeSindrome di Wiscott Aldrich
DiabeteAnemia aplastica
ArteriopatieIpersplenismo
PreeclampsiaCarenza di B12

La prevenzione

La mononucleosi è una malattia molto contagiosa. Il passaggio del virus da un individuo all’altro avviene con il contatto con la saliva o con l’urina. Quindi come avviene per tutte quelle che sono le malattie molto contagiose o comunque infettive, la prevenzione è indispensabile per evitare il contagio e di sottoporsi a profilati che potrebbe anche essere invadente.

Quindi è importante evitare che vi sia contatto con i soggetti che presentano la patologia in maniera conclamata. Il contatto non dovrebbe avvenire, né durante i giorni della malattia, che in quelli successivi.

Per evitare che il virus si riattivi, andando a sfruttare quella che è una carenza del sistema immunitario, è indispensabile mantenere uno stile di vita attivo. Occorre quindi eliminare lo stress e scegliere una sana e corretta alimentazione.

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